07/03/2023

RIQUALICAZIONE ENERGETICA, OK ALLA DIRETTIVA UE

Il Consiglio comunale ha respinto la mozione di Bertoldi (Lega Modena) che ne chiedeva lo stop: “Scelta corretta e supporto alle famiglie”

Per la maggioranza del Consiglio comunale la direttiva europea per la riqualificazione energetica in classe E, entro il 2030, degli immobili residenziali è necessaria per dare una risposta adeguata all’emergenza ambientale: è un provvedimento che non deve essere respinto, ma bisogna fare in modo di renderlo attuabile e sostenibile per tutte le famiglie. Con questa motivazione il Consiglio comunale di Modena non ha approvato l’ordine del giorno proposto nella seduta di giovedì 2 marzo da Giovanni Bertoldi (Lega Modena) che chiedeva di impedire la presentazione e l’approvazione della direttiva comunitaria. La mozione, in particolare, invitava a “non imporre dall’alto e in maniera indistinta l’efficientamento energetico, per non gravare i cittadini di un ingiustificato esborso economico relativo all’adeguamento delle proprie abitazioni”.

L’ordine del giorno è stato bocciato con il voto contrario di Europa Verde-Verdi, Partito democratico, Modena Sociale, Movimento 5 stelle, Modena Civica e Sinistra per Modena; voto a favore di Alternativa Popolare.

“Il livello di emergenza ambientale è tale da non consentire il respingimento di questa normativa che ha, nei suoi vari step, l’ambizioso obiettivo emissione zero entro il 2050 per gli immobili residenziali”. È quanto condiviso in aula dai gruppi a favore della direttiva puntualizzando però, contestualmente, la necessità di “accompagnare” le famiglie, specialmente quelle più in difficoltà, nel graduale percorso di efficientamento energetico delle proprie abitazioni. In particolare, per Antonio Carpentieri, Diego Lenzini e Marco Forghieri (Pd) “Gli obiettivi del provvedimento comunitario sono corretti e condivisibili: la vera sfida, dunque, non è fermarlo ma prevedere misure a sostegno delle spese di riqualificazione energetica degli immobili".

Partendo dal presupposto che l’Italia si compone anche di una fitta rete di immobili storici e secolari, molti dei quali adibiti ad abitazione principale o sede di enti e istituzioni, l’ordine del giorno invece puntualizzava che “la maggior parte di questi edifici ha una classe energetica tra G e F, pertanto non adeguata agli odierni e futuri standard di efficientamento energetico”. Nello specifico, Bertoldi ha definito “ennesimo obbrobrio giuridico” il testo (attualmente in bozza di revisione) della direttiva comunitaria che prevede, appunto, il raggiungimento della classe energetica E per tutti gli immobili entro l’1 gennaio 2030, poi la classe D nel 2033, e infine l’emissione zero nel periodo compreso tra il 2040 e il 2050.  “L’approvazione di una simile disposizione – ha aggiunto il capogruppo – si prefigura come una stangata per i risparmi dei contribuenti, sia che affrontino le spese di ristrutturazione e sia che rinuncino per l’onerosità dei costi”.

Il dibattito prima del voto è stato aperto dal gruppo consiliare Europa verde – Verdi. “Siamo in una situazione di emergenza ambientale che il mondo non ha mai conosciuto – ha affermato Paola Aime – e sono necessarie scelte, anche forti, della politica con l’obiettivo di salvare il territorio”. La proposta dell’Unione Europea, quindi, “si inserisce in questo contesto e permette di affrontare una questione non più rimandabile”.

Anche Sinistra per Modena ha auspicato che Governo e Unione Europea possano “individuare risorse da mettere a disposizione del territorio”. In particolare, Vincenzo Walter Stella ha spiegato l’importanza della riconversione degli immobili: “Quanti più cittadini aderiranno a questi percorsi di efficientamento energetico degli edifici, tanto più si agirà sull’impatto ambientale e, dunque, contro l’emergenza climatica”.

Precisando che imporre il provvedimento ai cittadini senza prima un confronto “sarebbe un errore”, il Movimento 5 stelle ha fatto presente che “è necessario agire contro l’emergenza climatica – ha osservato Giovanni Silingardi – e le misure non sono mai ‘a costo zero’”. Un intervento è urgente anche per “salvaguardare il patrimonio immobiliare, sempre più energivoro e poco adatto all’applicazione di nuove tecnologie”.

Riconoscendo “l’esistenza di un problema legato all’ambiente”, Lega Modena ha invitato, comunque, “a ripensare le tempistiche e le modalità per l’applicazione del provvedimento comunitario: il 2030 è davvero troppo vicino”. Stefano Prampolini e Giovanni Bertoldi hanno suggerito una riflessione “su quella che nei fatti è una misura decisa da alcuni Paesi del nord Europa e imposta anche al sud del continente: servono, invece, interventi spalmati nel tempo e strutturati base alle specificità dei territori”.

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